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Convegno: Accesso universale all’e-content

13 dicembre 2005

L’incontro previsto per il 13 dicembre 2005 ha come tema centrale l’accesso universale ai nuovi contenuti e servizi digitali. L’esigenza di superare le barriere legate all’uso dei nuovi strumenti d’accesso non è solo una questione di “democrazia digitale” o di allargamento di quote di mercato. Una riflessione sull’accessibilità appare oggi un passo necessario nella direzione di un futuro tecnologico strutturato, sostenibile ed equilibrato, in relazione alle dinamiche sia sociali che economiche. A questo convegno partecipano imprese e istituzioni che si sono fatte carico del problema della diffusione dell’accesso ai contenuti digitali da diverse prospettive. Appare infatti particolarmente rilevante adeguarsi a standard condivisi e rendere fluido e fruibile il processo di diffusione delle informazioni. In questo convegno si intende illustrare alcune tra le principali problematiche legate all’utilizzo delle nuove tecnologie e, allo stesso tempo, valutare lo stato dell’accessibilità dei contenuti Web e multimediali in Italia. Verranno inoltre presentate una serie di “buone pratiche” relative alla standardizzazione dei protocolli della Rete, strumento sempre più affermato nella comunicazione istituzionale, anche attraverso l’analisi della Legge 04/2004 e delle procedure di regolamentazione. Con il patrocinio di: Regione Lazio – Roma Tre Con il contributo di: Engineering – Fondazione IBM – Microsoft Con l’entrata in vigore delle normative contenute nella L. 4/2004 – meglio nota come legge Stanca -, l’accessibilità si pone come un tema pressante e problematico, non solo per la PA, cui la legge in particolare si rivolge, ma anche per tutte le realtà istituzionali del Paese. Tuttavia l’accessibilità non è solo un problema legato alle disabilità certificate, e la stessa legge Stanca, a sentire le dichiarazioni del Ministro che l’ha emanata, si ripropone di favorire tutte le categorie svantaggiate, come gli anziani o le donne. La prospettiva da cui vedere il problema dell’accesso ai contenuti digitali è quindi molto ampia e il convegno “Accesso Universale all’eContent” si propone proprio questo: riflettere su un concetto di fruizione di questi contenuti dal punto di vista dell’utente. Ecco allora che le problematiche poste sono: posso accedere ai contenuti? Se sì, mi è facile o difficile trovare ciò che cerco? E poi, una volta trovato, posso utilizzarlo? In base a quali norme? E ancora: la mia educazione favorisce il mio approccio a questi contenuti? E la mia formazione? Ma soprattutto: si può diffondere questa cultura anche a livello di mercato? A quest’ultima domanda ha risposto Massimo Canducci dicendo, che sì, l’accessibilità è un valore aggiunto che risponde alle logiche di mercato, e che aziende private hanno aderito alla normativa proprio per un discorso legato al marketing. L’intervento di Eugenio Prosperetti ha invece messo in evidenza che la produzione dei contenuti digitali necessita di nuove logiche giuridiche, in quanto spesso sono produzioni che nulla hanno a che fare con le analoghe produzioni cartacee. Daniela D’Aloisi ha affrontato il tema del “digital divide” dal punto di vista della complessità, che trova nel t-government, realizzato attraverso la tv interattiva, la possibilità di far arrivare servizi e informazioni istituzionali anche al cittadino che non è in grado per vari motivi di utilizzare Internet. Robert Castrucci ha invece affrontato un tema estremamente interessante: pur avendo la capacità di usare il computer e avventurarsi nella Rete, è poi così semplice arrivare alle informazioni che interessano? Oppure la grande quantità di contenuto può rivelarsi controproducente? Una forma di autoregolamentazione, in questo senso, può avere degli effetti decisamente positivi. Il tema del “divario di genere” è stato invece affrontato da Paola Andreozzi, che ha messo in evidenza come una politica di avvicinamento delle donne alle nuove tecnologie può portare nuova linfa ad un mezzo di comunicazione che ha nella “diversità” e negli stimoli provenienti da questa un elemento fondamentale per esprimere al massimo e il più correttamente possibile il suo potenziale. Di questo avviso anche Paolo Zocchi, che ha messo in evidenza come l’utilizzo delle nuove tecnologie sia dipendente dall’essere “dentro” un sistema che le utilizza, e come questo sia una delle cause, e non l’ultima, del problema del digital divide.  In ultimo Roberto Ellero ha dimostrato come sia possibile rendere un contenuto multimediale accessibile, cosa cui si pensa di rado, ma che permette a persone con difficoltà visive o fonico-uditive (o con pessimi schermi e casse rotte) di fruire anche di filmati o documenti audio utilizzando soluzioni alternative, mentre Roberto Castaldo ha messo in evidenza la necessità di formare correttamente i webmaster affinché diventino professionisti dell’accessibilità, auspicando un ritorno al lavoro “artigianale” sui siti, che permetta un costante controllo del codice ed un accurato vaglio delle alternative di fruizione che permettono di rendere davvero accessibile un contenuto in formato digitale.

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