IWA Italy - International Web Association Italia

Rosa de Vivo , 14/12/2016 09:50

Tags skill profiles, elearning, mooc, elearning specialist, data scientist

Migliaia di persone lavorano in un settore in espansione come quello della formazione online e dell’e-learning: nelle piattaforme profit e non profit per la diffusione dei MOOC  (Massive Open Online Courses), nelle piattaforme istituzionali per l’elearning scolastico, nelle tante aziende private che si occupano di formazione interna alle aziende.

Eppure, ancora non era a tutti noto in cosa consiste il lavoro di chi si occupa di formazione online. Da qui l’idea di un team di donne, professioniste del Web impegnate nell’e-learning accademico da oltre 10 anni, che decide, insieme a colleghi di altre istituzioni, di sottoporre al gruppo IWA Italy Web Skills Profiles una prima bozza di proflo di competenze relativo all’E-Learning Specialist.

 Parliamo di professioniste di estrazione umanistica con le antenne dritte sulle nuove tendenze in formazione, nuove tecnologie e apprendimento.

Parliamo di donne per le quali una pubblica amministrazione come l’Ateneo Università degli Studi di Napoli Federico II ha richiesto le competenze specialistiche ispirandosi ai profili professionali oggetto di attenzione da parte della norma multiparte UNI 11621-1/4: 2016 Attività professionali non regolamentate – Profili professionali per l’ICT, che nella sua parte 3 va a normare i Profili professionali relativi alle professionalità operanti nel Web.

Un primato che crea innovazione sociale e tecnologica all’ombra del Vesuvio.

Accade così che i profili di competenze dei professionisti che operano nel Web come l’E-Learning Specialist o il Data Scientist si fanno strada nel variegato panorama dell’e-learning.

 Dando voce alle professioniste si scopre che:

 “Quando mi chiedono di cosa mi occupo e rispondo #ELearningSpecialist, allo sguardo assente dell’interlocutore rispondo che lavoro nel Web per creare e condividere corsi online.”

Ma che significa operativamente?

  • Analizzare i bisogni formativi
  • Ascoltare il docente autore dell'opera
  • Progettare l'intero percorso formativo
  • Formare e introdurre all'editing della piattaforma in uso
  • Curare gli aspetti editoriali e multimediali del corso
  • Individuare e validare le location per coordinare le riprese delle video lezioni
  • Lavorare in team coordinando e affiancando le risorse dai diversi profili professionali
  • Divertirsi (!!!)

E che dire del #DataScientist ovvero lo Scienziato del Dato?

 Ogni giorno siamo travolti dai dati: pensiamo alle foto che scattiamo di continuo con il nostro smartphone, ai dati in possesso di banche, assicurazioni, società private piccole, medie o grandi.

Dati grezzi ovviamente ma che molto dicono del nostro vivere quotidiano, delle nostre interazioni, dei nostri gusti e preferenze.

Sempre più cresce l’esigenza di conservare tale mole - BIG DATA - ma anche di trattare, di analizzare ed interpretare il dato. Questa esigenza sempre più forte è trasversale a tutta la società civile. I tempi sono maturi per il riconoscimento di una nuova figura professionale: il Data Scientist.”

È vero che è da sempre che i dati si raccolgono, trasformano, analizzano ed interpretano: la statistica ha origine ben più antiche. Cambia però lo scenario. Se in principio era meglio avere pochi dati, con l’era digitale i dati sono molti, troppi. E bisogna capire come analizzarli per spiegare in che direzione si va e quali sono le scelte più giuste da prendere.

Sempre più crescente è la domanda da parte delle aziende di specialisti in big data in grado di districarsi nel mare magmun dei tantissimi dati al momento solo immagazzinati e in attesa di assere scoperti come un moderno vaso di Pandora.

Anjul Bhambhri, vice presidente IBM, ha definito il data scientist “It’s almost like a Renaissance individual who really wants to learn and bring change to an organization” un uomo rinascimentale che vuole imparare e portare cambiamenti.

Ma cosa fa davvero?

Partendo dal dato, lo analizza e ne fa buon uso, al fine di trasmettere al managment le informazioni utili a prendere decisioni strategiche. Ovviamente da professionista, deve garantire la qualità del dato, correggendo laddove necessario le informazioni in suo possesso. Fondamentale per la natura del dato, qualitativa e quantitativa, un approccio di big data integration.

La didattica attraverso le tecnologie dapprima audiovisive e poi delle telecomunicazioni, è profondamente cambiata a seguito della diffusione del Web 2.0.

Così, accanto a piattaforme pensate esclusivamente per esperti, o di tipo proprietario, sono sorte piattaforme Creative Commons, assistendo all’evoluzione dal LMS (Learning Management System) complessi verso CMS (Content Management System) di immediata fruzione, sia dal lato docente che da quello discente.

In un Web aperto ormai al dialogo e alla condivisione, l’apprendimento si è dovuto sempre più adeguare ai principi costruttivisti legati al gruppo classe e al continuo feed back tra docenti e studenti che porta, talvolta, all’inversione e allo scambio dei ruoli. Accanto a corsi ad accesso chiuso, pensati per dare un corrispettivo digitale e “a distanza” di un percorso formativo in presenza, nel 2011 nascono i MOOC, Massive Open Online Courses che rivoluzionano i format dei corsi e-learning sia per numero di iscritti che per costruzione di modalità di apprendimento globali, anche ad opera di istituzioni prestigiose come le università americane appartenenti alla Ivy League. L’emergere di queste innovazioni formative da parte di Università ed Enti di Formazione, si accompagna all’esigenza di una maggiore formazione: l’Unione Europea vara una serie di documenti ed incentivi per sostenere modalità di apprendimento digitale al fine di migliorare complessivamente sia la digital literacy che i digital skills.

Il mondo privato non sta a guardare: la formazione attraverso il digitale è diventata un business importante, Cisco, Microsoft, e molteplici aziende non hi tech come Lego, Mattel, stanno investendo nel settore della formazione a distanza. Lo stesso vale per molte,  multinazionali - come Nestlé e Adidas - che utilizzano il Web per la formazione continua, in digitale, dei propri dipendenti.

L’e-learning è la chiave di apprendimento di domani, e l’Italia è pronta ad aprire le porte della Conoscenza sul Web.

Alla redazione dell'articolo hanno contribuito le seguenti Professioniste Web:

Evelina Bruno - E-Learning Specialist

Rosa De Vivo - E-Learning Specialist

Maddalena Molaro - Data Scientist

Miriana Tizzani - E-Learning Specialist

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